I motori V12 Mercedes-Benz:
l'aristocrazia della meccanica
Il viaggio della Stella nel vertice dell'ingegneria motoristica.
L'eccellenza senza compromessi
Nel panorama automobilistico mondiale, l'architettura a dodici cilindri a V rappresenta il punto di arrivo della raffinatezza ingegneristica. Non si tratta semplicemente di una questione di potenza pura, ma di caratteristiche di erogazione: l'equilibrio intrinseco dello schema meccanico riduce quasi totalmente le vibrazioni, offrendo una fluidità di marcia incomparabile. Per Mercedes-Benz, il V12 è da oltre trent'anni il sigillo esclusivo apposto sulle ammiraglie e sulle coupé di rappresentanza più prestigiose. Un propulsore destinato a una clientela che esige l'eccellenza assoluta, capace di trasformare ogni viaggio in un'esperienza regale e vellutata, spesso abbinata a una certa sportività.

1 - Il debutto degli Anni 90 (M120)
Presentato nel 1991 sulla Classe S della generazione W140, il propulsore M120 ha segnato l'ingresso ufficiale di Mercedes-Benz nel segmento delle motorizzazioni a dodici cilindri del dopoguerra. Sviluppato con investimenti ingenti, questo capolavoro da 6.0 litri di cilindrata aspirato esibiva una distribuzione a 48 valvole con doppio albero a camme per bancata. Con 408 CV, superava nettamente la concorrenza dell'epoca. Oltre a equipaggiare modelli iconici come la berlina 600 SEL (foto accanto) e la sontuosa coupé 600 SEC, l'M120 era rinomato per una robustezza strutturale e una linearità da manuale.

2 - La ricerca della massima efficienza (M137)
Alla fine degli Anni 90, l'evoluzione tecnologica impose una profonda riflessione sui pesi e sui consumi. Nel 1999, in concomitanza con il lancio della Classe S serie W220, Mercedes-Benz introdusse l'unità M137 da 5.8 litri. Questo motore rappresentò un cambio di filosofia radicale. Le vere innovazioni furono l'adozione dello schema a tre valvole per cilindro e della doppia accensione, soluzioni pensate per migliorare efficienza ed emissioni. Capace di erogare 367 CV, l'M137 consentì di risparmiare circa 80 chilogrammi rispetto al suo monumentale predecessore, equipaggiando le varianti di punta della Classe S e della raffinata coupé CL 600 (foto a lato).
3 - L'introduzione dei due turbocompressori (M275)
Il nuovo millennio pretese un netto incremento delle prestazioni. Nel 2002, la Casa di Stoccarda stravolse nuovamente i parametri tecnici introducendo l’unità M275 da 5.5 litri, equipaggiata per la prima volta con due turbocompressori. La potenza salì immediatamente a 500 CV (poi 517 CV) sui modelli siglati "600" della gamma S, CL e della roadster SL. Il potenziale di questo motore era talmente elevato da spingere il reparto high performance di Affalterbach a svilupparne una variante da 6.0 litri. Nacquero così le leggendarie versioni "65 AMG", capaci di sprigionare 612 CV e una coppia autolimitata a 1.000 Nm, valore necessario per preservare l'integrità della trasmissione automatica.

4 - La massima espressione contemporanea (M279)
L'ultima ed esclusiva evoluzione del dodici cilindri della Stella prende il nome di M279. Introdotto nel 2014 sulla Classe S serie W222, questo biturbo da 6.0 litri ha beneficiato di profondi affinamenti nei sistemi di accensione e gestione termica, aggiornandosi costantemente per rispettare le più severe normative anti-inquinamento. Sebbene la divisione sportiva abbia progressivamente deliberato il ritiro delle varianti AMG, il sontuoso M279 da 612 CV continua oggi a rappresentare il cuore pulsante della gamma Mercedes-Maybach S 680. Abbinato alla trazione integrale 4MATIC, questo propulsore assicura una riserva di coppia inesauribile, ridefinendo gli standard del viaggio di lusso contemporaneo.